Sapito in Polinesia: isole della Società

…e verso fine agosto lasciamo le splendide Tuamotu per avvicinarci a Tahiti, in previsione della partenza di Lorenzo e Leonardo, figli di Luca, impegnati nella nuova stagione scolastica. La prendiamo larga, dirigendoci verso una delle isole più distanti del gruppo della Società: la notissima Bora-Bora.
Sono circa duecentoquaranta le miglia che la separano da Tikehau, percorse in meno di due giorni.
Arriviamo nella stupenda laguna dell’atollo pieni di aspettative e già gratificati dalla cattura in navigazione di due bellissime lampughe.

E nonostante i molti pareri non sempre positivi che avevamo colto nei commenti e indicazioni da parte di vari amici, la realtà che troviamo supera di gran lunga le aspettative: una laguna che più bella e grande non ci sarà possibile vedere alle isole della Società, con l’isola centrale poco rovinata dal turismo, concentrato invece sui Motu, le piccole stirsce di sabbia corallina che compongono il bellissimo anello esterno dell’atollo. Qui si snodano una serie di esclusivi resort turistici formati da bungalow a palafitta, che più che deturpare il paesaggio lo caratterizzano con tutte queste strutture di legno e dai tetti in paglia. Alla fine ci troviamo di fronte sicuramente un ambiente molto più turistico ed alterato rispetto alle realtà prima visitate, ma questo ce lo aspettavamo.
Quello che non prevedevamo era uno scenario così piacevole e di impatto: un turismo sicuramente non di massa, che conserva nell’ambiente in cui opera un notevole senso di compatibilità ed equilibrio.
Bello il giro dell’isola via terra, effettuato, come un po’ in tutta la Polinesia Francese, in autostop. In questi luoghi, infatti, sono frequenti i passaggi ottenuti sia dai locali che da turisti con auto in affitto, a dimostrazione del clima di serenità ed amicizia che qui si respira quasi ovunque.
Molto interessanti gli incontri all’interno della laguna, sia con squali e razze che, in un meno di un metro d’acqua, cercano il contatto fisico, nella speranza di accaparrarsi qualche pezzo di pesce dalle mani dei turisti, sia con mante solitarie alla ricerca dell’abbondante plancton che si concentra in alcuni punti della laguna.

Stupendo anche l’ormeggio alla boa (totalmente gratuito) di fronte al ristorante Bloody Mary’s, dove si può tornare in contatto con il mondo civilizzato tramite il wi-fi (anch’esso gratuito), gustando un piacevole aperitivo o un buon pasto, a base di pesce o carne e godendo di tramonti da cartolina.

Da Bora, come viene comunemente chiamata dai locali, passiamo prima al vicino atollo che include al suo interno le due belle e rigogliose isole di Tahaa e Raiatea, con alcune stupende zone coralline con colori e forme incredibili e con la coltivazione di una varietà di orchidea da cui si ricava una vaniglia considerata tra le migliori al mondo.

Poi si passa a Huahini, anch’essa poco abitata e con una splendida laguna.

Quindi ci dirigiamo verso la stupenda Moorea, e siamo ormai a due passi da Tahiti.

Ci troviamo all’ancora con varie barche di amici conosciuti sia in Pacifico che ai Caraibi, passando vari giorni dedicandoci a snorkeling tra trigoni e squali pinna nera, immersioni con i grandi squali limone, visite a terra tra panorami mozzafiato, rigogliose vegetazioni e piantagioni di ananas.
Quest’isola, vista la comoda vicinanza con Tahiti, si rivelerà un comodo e sicuro rifugio quando saremo stanchi del superaffollato ancoraggio di Taina, a Papeete. Saranno così svariate le volte in cui ci trasferiremo da un’isola all’altra.

A Papeete d’altro canto potremo perfezionare i documenti per l’entrata in Polinesia Francese, rimpinguare la cambusa in vista degli ultimi mesi di permanenza in barca, passare piacevoli giornate in un ambiente più evoluto di quelli degli ultimi periodi, alla ricerca di pezzi di ricambio e materiali per varie sistemazioni della barca, oltre a permettere alcuni cambi di equipaggio: a metà settembre infatti partiranno da qui gli amici Chicca e Giuseppe, dopo oltre otto mesi di permanenza a bordo, cui daranno il cambio Susi e Tiziano, con i quali Sapito percorrerà a ritroso le ultime tappe, fino a tornare faticosamente contro vento e mare a Rangiroa alle Tuamotu. Da qui Luca riporterà da solo il catamarano ad Apataki, ultima destinazione della stagione 2014.

…e dopo diciotto mesi di navigazione quasi ininterrotta, Sapito, colmata la distanza di oltre 15.000 miglia tra Monfalcone ed Apataki, si concederà un lungo periodo di riposo in corrispondenza con il periodo dei cicloni in Polinesia. Durante questo lasso di tempo saranno effettuati vari lavori di manutenzione che dovranno consentire altre lunghe e comode navigazioni già dalla prossima stagione.

Appuntamento quindi a marzo per il completamento dei lavori e con l’imbarco del nuovo equipaggio!

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