Sapito in Polinesia: isole Tuamotu

…e dopo i problemi avuti da tutto l’equipaggio con la Chiguatera, con la partenza per motivi di salute di Aldo, accompagnato in Italia da Renato, i tre reduci Luca, Giuseppe e Chicca, hanno cercato di rimettersi in forze per poter di nuovo affrontare l’oceano. Così, forzando i tempi che avrebbero imposto un ben più lungo recupero dai fastidi fisici, a fine giugno Sapito ha ripreso il largo, con direzione l’atollo di Fakarava, alle isole Tuamotu. Quattro i giorni di navigazione per complessive 550 miglia.

All’arrivo all’ancoraggio fraternizziamo con l’equipaggio italiano de “La Cardinala”, bellissima barca da charter francese di 23 metri circa. Comandante è il noto navigatore Andrea Pestarini, coadiuvato dal bravo Jacopo alle manovre e dalla moglie, la simpaticissima Chicca, che si occupa della cucina e di tutto il “lavoro sporco”. Andrea e Chicca per sei mesi lavorano su questa signora dei mari, per poi trasferirsi sulla loro storica “Mai stacc”, dove si godono le navigazioni spaziando un po’ in tutti i mari del mondo.
Sarà questa una frequentazione molto piacevole ed utile per noi del Sapito, vista l’estrema cortesia e la grande esperienza di atolli e di navigazione che questo equipaggio ha. Saranno molti i consigli e le dritte su ancoraggi e luoghi utili, oltre ai suggerimenti per riparazioni e lavoretti vari da effettuare sul nostro catamarano: grazie ancora amici!

Ai primi di luglio l’equipaggio si arricchisce di due giovani componenti, Lorenzo e Leonardo, figli di Luca, che da subito si acclimatano con il nuovo ambiente, dando sfogo alle loro attività preferite, la pesca, il nuoto, l’osservazione dei fondali, la canoa…

Sì, perché qui alle Tuamotu, a differenza dalle Marchesi visitate in precedenza, le attività prevalenti sono concentrate sul mare.
Mentre le Marchesi infatti sono delle rigogliose isole con grandi montagne, ma con fondali di origine vulcanica molto scuri, che tradiscono la loro giovane età geologica e che non invitano alla balneazione, ma spingono i visitatori a cimentarsi nelle più disparate attività montane, al contrario le Tuamotu sono dei bassissimi anelli di corallo e sabbia bianca, sormontati al più da alti ciuffi di palme da cocco. Qui le montagne erano sicuramente esistite, ma in lontanissime epoche sono sprofondate, lasciando in superficie solo i candidi anelli corallini.
A conferma di ciò esistono le vicine isole della Società, che visiteremo in seguito, anello di congiunzione in cui coesistono le barriere coralline, tipiche delle Tuamotu, e le alte montagne, tipiche delle Marchesi.

Alle Tuamotu la trasparenza delle acque e la bellezza delle lagune sono proverbiali con tutte le sfumature di turchese che nelle zone lagunari la fanno da protagonista.

Come dicevamo abbiamo trascorso i primi giorni alle Tuamotu, a Fakarava, secondo atollo dell’arcipelago per estensione, caratterizzato da due stupende pass, accessi alla laguna interna, patria dei subacquei di tutto il mondo.
Quella a nord, detta Garuae, è molto ampia, quasi un miglio, ed ha dei bellissimi fondali corallini, che culminano nello stupendo canyon “Alì Babà”.
Qui le grandi strutture coralline si alternano a stupendi branchi di pesci che si ridossano per sfuggire alle notevoli correnti in entrata ed uscita dalla laguna, con gli squali, perlopiù grigi, che vigilano.
La pass sud, invece, denominata Tumakohua, è molto più stretta e forse meno spettacolare per ciò che riguarda i coralli, ma incredibilmente piena di squali grigi, che durante l’immersione si presentano come un grande e compatto muro. Sono centinaia gli esemplari che si possono ammirare contemporaneamente, con qualche intruso di altra specie, tra cui ogni tanto qualche esemplare di squalo tigre.

A Fakarava abbiamo anche il piacere di festeggiare con i locali il 14 luglio la “presa della Bastiglia”, giorno di festa nazionale francese. Tutta la popolazione si ritrova per celebrare, assieme agli equipaggi delle barche all’ancora, questo importante evento, in cui si sprecano musiche, canti, giochi ed un simpatico pranzo offerto dal comune.

Nell’immagine qui sopra è ritratto lo sport locale, assieme alla voga sulle piroghe, più popolare delle Tuamotu: si tratta del lancio di una specie di giavellotto con cui si deve colpire una grande noce di cocco infilzata su una lunga pertica.

Dopo Fakarava ci dirigiamo verso il vicino atollo di Toau, praticamente disabitato, a parte la stupenda baia a nord-ovest, cui si può accedere solo direttamente dall’oceano aperto. Qui facciamo uno stupendo snorkeling in una zona di coralli poco profonda, con varie specie di pesci di laguna che ci nuotano attorno.
Poi passiamo all’atollo di Apataki, dove visitiamo il piccolo cantierino in cui lasceremo a terra la barca a fine ottobre, in previsione del periodo di brutto tempo che potrebbe portare al passaggio di qualche ciclone nell’area Polinesiana.

Certo che se i cantieri da noi fossero tutti così, che senso avrebbe girare il mondo…

Quindi si va a Rangiroa, l’atollo più grande dell’intero arcipelago, dove passiamo delle giornate memorabili con gli amici e gli ospiti del “Plum”, gestito dal fantastico Enrico Tettamanti. Questa oltre ad essere una stupenda barca, Solaris 72, si avvale di un equipaggio di grandissima esperienza e professionalità, di una gentilezza e simpatia coinvolgenti anche per gli altri equipaggi e ciò nonostante il continuo impegno per i molti ospiti imbarcati. Saranno tanti gli ancoraggi condivisi in giro per l’atollo, e tante le precise informazioni che Enrico ci fornirà, permettendoci di godere dei più belli angoli dei vari atolli visitati in seguito.
E saranno ancora molte le occasioni di incontro di questa, che a nostro modesto avviso, è la più bella ed accogliente barca da crociera finora incontrata: evviva Enrico e la moglie Giulia ed il loro irresistibile progetto “Kamana sailing expedition”.

Stupende anche le immersioni e gli snorkeling con i delfini alla pass di Tiputa ed al vicino “Acquario”, bellissima riserva protetta in cui nuotare in mezzo a grandissimi branchi di pesci.

Da qui ci trasferiamo all’atollo di Tikehau, di cui rimarrà indelebile il ricordo delle mante all’interno del piccolo porticciolo al cui molo saremo attraccati per alcuni giorni.

E così termina la nostra momentanea permanenza alle Tuamotu.
Per nostra fortuna abbiamo deciso di ricoverare in questo arcipelago per la lunga stagione dei cicloni il nostro Sapito, così avremo ancora modo di riempirci gli occhi di tutte queste stupende tonalità di blu ed azzurri che qui creano un tutt’uno tra mare e cielo.

Partiamo così per l’arcipelago delle isole della Società, ultima meta delle nostre navigazioni nel 2014, prima del rientro con la barca ad Apataki prima ed in Italia in aereo poi.

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