Sapito alle Galapagos

… e dopo una settimana di navigazione in Pacifico, Sapito a fine aprile arriva a Puerto Baquerizo Moreno, sull’isola di San Cristobal, alle Galapagos.

Ci ancoriamo in rada, ed attendiamo di espletare il lungo e costoso iter burocratico per regolarizzare la nostra posizione qui in Equador.
Subito le cose prendono una buona piega, con il piacevole incontro con Enrico Tettamanti, espertissimo navigatore skipper del Plum, stupendo Solaris di 72 piedi.

Nel pomeriggio si avvicendano a bordo le varie autorità locali per i controlli di rito, atti al rilascio dei permessi di ingresso: in totale sono nove le diverse visite che subiamo, con più o meno accurate ispezioni da parte della polizia, della capitaneria di porto, della quarantena, dei funzionari del parco naturale delle Galapagos, il tutto sotto il controllo dell’agente segnalatoci da Enrico, a cui abbiamo dovuto obbligatoriamente appoggiarci.
Lo “scherzo” ci dovrebbe costare un migliaio di dollari, e già la cosa ci urta non poco, se poi a questo aggiungiamo la visita finale da parte della capitaneria di porto che ci consegna una lettera del nuovo comandante, che ci intima a lasciare l’arcipelago entro sei ore, poiché ci manca l’Autografo, un documento da richiedere con qualche mese di anticipo in terraferma, si capisce il livello di antipatia che raggiungiamo per questi posti…
Peccato che la prassi corrente voglia che si dia ospitalità anche alle barche senza detto documento, come dimostrato dalle innumerevoli imbarcazioni all’ancora che ne sono sprovviste.
Da notare inoltre che dover lasciare un posto senza poter approvvigionare la cambusa nè fare adeguate scorte di carburante, in vista della traversata più lunga (oltre 3000 miglia) nel programma del giro del mondo, non è cosa proprio simpatica.
Facciamo così di tutto per allungare la nostra permanenza in porto e riusciamo a restare in totale due giorni.
Poi simuliamo la partenza per le isole Marchesi, ma in realtà ci trasferiamo all’isola di Santa Cruz, a 45 miglia.
Bella nel trasferimento la cattura di un tonno pinne gialle di una ventina di chili.

Arrivati a Puerto Ayora, con la complicità della locale Capitaneria di Porto, riusciamo a rimanere per quasi una settimana nella semi clandestinità, soprattutto grazie ai consigli ed ai contatti di Enrico Tettamanti, e quindi a completare i necessari rifornimenti e ad effettuare qualche piacevole visita a terra.
Avvistiamo varie otarie, di cui spesso dobbiamo subire invadenti visite a bordo, vediamo molti uccelli marini (sule, pellicani), oltre alle monumentali tartarughe terrestri ed agli iguana sempre sdraiati al sole.

Alla fine quella che era nata come una grande sfortuna (solo noi ed un equipaggio americano avevamo subito questo ingiusto trattamento, poi le autorità locali sono tornate alla prassi normale di accogliere tutte le barche), è risultata un bel risparmio per le nostre casse, avendo permesso di risparmiare almeno cinquecento dollari di tasse locali.

Nel complesso le isole da noi visitate sono risultate caratterizzate sì da una natura selvaggia, piuttosto tutelata e protetta, con animali spesso allo stato libero, ma alla fine non così fantastiche come ci si poteva aspettare dalle varie letture e testimonianze, visti anche i costi esorbitanti che bisogna affrontare per recarcisi, tanto in barca quanto in aereo: qui qualsiasi attività si voglia svolgere, perfino un semplice snorkeling, ha costi tali che a nostro modesto avviso ne fanno perdere in buona parte di interesse, tanto più se si fa un confronto con molti dei posti raggiunti durante il nostro viaggio, spesso addirittura più interessanti, e sempre più a buon mercato.
Prossima tappa la lunga traversata del Pacifico, con meta le isole Marchesi, primo arcipelago della Polinesia Francese che visiteremo.

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One thought on “Sapito alle Galapagos

  1. ciao Luca. che simpatiche le autorità locali…. però che bei posti e che inviadia…
    ma non vedo l’ora di vedere le Marchesi. buona navigazione!!!! franco

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