Sapito ai Caraibi (4a): isole ABC, Aruba, Bonaire, Curaçao

…e dopo le belle Las Aves, ultimo baluardo ad ovest del Venezuela, Sapito si è diretto verso Bonaire, prima delle tre isole sotto l’influenza olandese.
In realtà questa è una vera e propria provincia olandese, come se si fosse a Delft od a Utrecht, con una piccola particolarità, però: qui di Euro non vogliono neanche sentirne parlare; hanno addirittura ripudiato la loro vecchia moneta, il fiorino antillese. Qui si paga solo con US Dollar!!!
Arrivando in barca da est si costeggia un’ampia zona pianeggiante, la parte sud dell’isola, dominata da grandi saline e stagni, regno del simbolo dell’isola, i fenicotteri rosa (che in realtà abbiamo visto in pochi esemplari, oltretutto piuttosto da distante).

Subito si nota che l’isola non è stata molto deturpata da costruzioni residenziali ed albergoni, anzi ci sono ampie zone non costruite.

La zona nord è invece collinosa ed arida, dominata dalla presenza di cactacee.

Nel complesso si tratta di un posto molto naturale, sicuramente la più preservata delle tre isole olandesi visitate.
Interessante la possibilità di effettuare autonomamente immersioni subacquee con gran facilità, sia dalla propria barca, che da terra. Tutto è infatti predisposto a questo fine.
L’ancoraggio è infatti tassativamente vietato, così da non deturpare i fondali, e lungo la costa sono segnalati tutti i siti di immersione e snorkeling.
Noi eravamo ormeggiati ad un gavitello di fronte alla piccola capitale, Kralendijk,

e sotto la nostra barca avevamo pesci dei più disparati, tra cui carangidi, bonefish ed anche un grosso barracuda di una decina di chili che si godeva la nostra grande ombra, il tutto a pochi metri dalla città e dalle automobili.
La foto qui sotto vi fa notare le microscopiche casette di circa quattro metri quadrati usate dagli schiavi all’epoca della tratta.

Lasciata Bonaire ci siamo diretti ancora più ad ovest verso Curaçao, per la quale non nutrivamo grandi aspettative, visti i non eccezionali commenti che avevamo raccolto. Ed invece quest’isola ci ha positivamente colpiti per una sua spiccata personalità, se non proprio per la sua naturalezza.
Primo impatto molto piacevole l’abbiamo avuto a Klein Curaçao, piccola isoletta a sud di quella principale, dove abbiamo passato la prima notte in zona. L’ancoraggio in solitario si è rivelato poco protetto, ma il mare ed il luogo meritavano un po’ di sofferenza.

Dopo ci siamo diretti a Spanish Water, unico vero ancoraggio di Curaçao, una serie di fiordi e baie molto protetti ed ospitali, anche se un po’ scomodi per la lontananza dalla capitale, Willemstad.
Qui i colori ed i profumi tipici dei Caraibi hanno trovato un giusto equilibrio con i gusti molto più nordici dell’Olanda. Ne esce uno strano ma affascinante cocktail che non possiamo non definire piacevole.

Espletate le fastidiose pratiche per entrare nel paese, che ricordiamo è autonomo anche se molto legato ai Paesi Bassi, ci siamo immersi nelle calde atmosfere della città.
In queste isole si parla uno strano mix di spagnolo, portoghese, francese ed olandese, chiamato Papiamento, ma in realtà tutti parlano anche lo spagnolo, e l’olandese e molti conoscono l’inglese.
Caratteristico il mercato galleggiante di frutta, verdura e pesce, gestito per lo più da venezuelani trapiantati.

Bello inoltre il ponte su barche di fine ‘800, che ha particolarità di aprirsi e spostarsi autonomamente, in quanto dotato di motori e timoni propri.

continua…

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